Le Musee du Louvre

Il palazzo che ospita Le Musée du Louvre è opera di Francesco I, che tornato dall'Italia nel 1528, affidò all'umanista Pietre Lescot il progetto di una residenza che potesse competere con il Vaticano e con Hampton Court. Da quel momento il Louvre fu terreno di sperimentazione per tutti i più grandi architetti attivi in Francia fino agli ultimi anni del `900, quando la decisione di consacrare a museo tutto il palazzo coinvolse una completa riorganizzazione delle collezioni. Al centro della tour Napoléon si eleva dal 1988 la eccezionale Pyramide in vetro e acciaio inossidabile dell'architetto coreano leoh Ming Pei, alta 21 metri. La base del monumento, come quella dei tre pyramidion e delle sette vasche che l’accerchiano, è in granito nero di Bretagna. Pei ha disegnato anche la Pyramide du Carrousel du Louvre nella galleria commerciale del sottosuolo, molto più piccola della prima e disposta con la punta in basso, sospesa sopra il pavimento.
A ovest della Pyramide sorge l'Arc de Triomphe du Carrousel, innalzato nel 1808 a imitazione dell'arco di Settimio Severo a Roma; i suoi bassorilievi commemorano le campagne di Boemia e le vittorie della Grande Armata. Sulla retrostante tour Napoléon affaccia la parte più recente del palazzo, aperta al pubblico nel 1857.
Procedendo dalla Pyramide verso est, il pavillon Sully inizia la grande Cour Carrée, portata a compimento sotto Luigi XIV. L'ala più antica è quella ovest, che con le sue colonne corinzie e i suoi frontoni influenzò tutta l'architettura francese dei decenni successivi. Ne riprende a grandi linee le forme il pavillon de I'Horloge, edificato al pari dell'ala nord durante il regno di Luigi XIII e decorato di sculture per lo più risalenti al periodo napoleonico. L'ala sud, verso la Senno, venne portata a termine sotto Enrico IV.
Fu invece il petit conseil riunito nel 1667 da Colbert, ministro di Luigi XIV, a concepire la Colonnade all'esterno dell'ala est. Uscendo dalla corte, sulla destra la Petite Galerie racchiude gli appartamenti di Anna d'Austria, inizialmente sormontati da una terrazza coperta. Lungo la Senno si allunga invece la Grande Galerie, completamente rifatta tra il 1861 e il 1870.
Il museo
Le collezioni sono divise in sezioni che coincidono alla Cour Carrée e alle ali: Sully intorno alla Cour Carrée, Denon dal lato della Senno, Riehelieu lungo rue de Rivoli. Quest'ultima n apre con le sale intitolate alle sculture francesi, inserite dai magnifici Cavalli tenuti dai palafrenieri di Guillaume Coustou sistemati nella tour Marly.
Preziosi capitelli romanici, come quello di Daniele tra i leoni, fanno da contorno alle statue a colonna di Salomone e della regina di Saba, che annunciano il gotico, originari dalla chiesa di Notre-Dame di Corbeil. Il trecentesco ritratto di Carlo V nella sala 9 probabilmente decorava l'ingresso principale del palazzo.
Tra le sculture del XV secolo spicca la particolare tomba di Philippe Pot, proveniente dall'abbazia di Citeaux. I lavori del `500 ingannano l'influenza del rinascimento italiano, come si può accertare osservando un polittico di Michel Colombe o i bassorilievi di uno tra i maggiori scultori francesi dell'epoca, Jean Goujon, autore della fontana degli Innocenti e dei Quattro Evangelisti, conseguiti per la chiesa di St-Germain-I'Auxerrois.
Le Tre Grazie di Germain Pilon sono ispirate al noto gruppo d'età classica; dello stesso autore è La Resurrezione fatta per l'abbazia di St-Denis. Scolpita da un artista sconosciuto, la meravigliosa fontana di Diana documenta l'arte della cosiddetta Scuola di Fontainebleau.
Superata la cripta Girardon, con diverse sculture del XVII secolo, lo stupendo Milone di Crotone di Pierre Puget nella corte intitolata al poliedrico maestro marsigliese rivela l'influenza sulla sua arte dello spirito barocco assorbito in Italia. Nella galerie des Grands Hommes gli scultori si ispirano ai modelli antichi, come in Amore innalza un arco con la mazza d'Ercole di Edme Bouchardon o nel bronzo di Diana cacciatrice; tra i ritratti spicca il Voltaire nudo di Jean-Baptiste Pigalle.
Antichità islamiche
La collezione accoglie oggetti dall'Egira ai tempi moderni, provenienti da tutti i territorio di volta in volta entrati in contatto con la civiltà musulmana, inclusa la Spagna: testimoniano la maestria degli artigiani iberici una pisside in avorio con il nome del califfo al­Mughira, un pavone e un leone in bronzo del XII secolo.
Notevole interesse rivestono alcuni oggetti in rame con inserti argentati, come il vaso Barberini detto così perché offerto a papa Urbano VIII, e il trecentesco fonte battesimale di S. Luigi. L'importante bacino col nome del re di Cipro Ugo IV di Lusignano, di fattura egiziana, ricorda invece i forti scambi commerciali e artistici tra cristiani e musulmani. Tra i reperti dell'india Mogul si segnalano due rari frammenti di tappeti con animali fantastici del tardo '500; la sala seguente contiene una magnifica collezione di ceramica d'Iznik, considerata per fattura, qualità della pasta e brillantezza degli smalti una delle più pregevoli della Turchia.
Antichità orientali
La sezione fu inaugurata nel 1847 con gli oggetti rinvenuti dagli archeologi francesi in Siria, Iraq e Iran.
Attraverso le sue sale si ripercorrono le varie civiltà conseguitesi nel Vicino Oriente, a iniziare da quelle sumerica e accolita: l’eccezionale qualità della loro scultura è testimoniata da opere quali la statua dell'intendente Ebih-il e la stele di Naram-Sin.
Non ha bisogno di presentazioni il babilonese codice di Hammurabi (c. 1750 a.C.), i cui 282 articoli rappresentano la più antica raccolta di leggi giunta ai giorni nostri. I due giganteschi tori androcefali nella tour Khorsabad vanno invece riferiti alla civiltà assira (c. 705 a.C.). Nella ricca raccolta di reperti originari dagli scavi dell'iraniana Susa, storica rivale di Sumer e Babilonia, meritano caratteristica attenzione i vasi (c. 4000 a.C.), valutati per delicatezza dell'impasto e varietà dei disegni tra i più belli della preistoria. Girando a destra si entra nella galerie d'Angouleme: la bellissima stele di Baal (XIV-XIII secolo a.C.) giunge dalla Siria, mentre i fregi degli arceri di Dario I (c. 522-486 a.C. ) su mattoni smaltati, che ricoprivano le mura del palazzo reale a Susa, documentano la grandezza dell'impero persiano achmenide. In fondo alle scale ha trovato posto l'importante raccolta di sarcofagi fenici.
Archeologia egizia
La collezione, apertamente legata alla spedizione di Bonaparte, è sistemata dal 1997 nell'ala innalzata per Luigi XIV prima che si stabilisse a Versailles. Il circuito tematico presenta la vita quotidiana di una tra le più rilevanti civiltà antiche. Oggetti piccoli e grandi accostano capolavori quali la statua della dea leonessa Sekhmet (c. 1403-1365 a.C.), originario dal tempio di Mut, e il sarcofago di Ramesse III (c. 1196 a.C.).
Il circuito cronologico documenta l’eccezionale abilità tecnica nell'esecuzione e nella cura dei particolari che contraddistinse la cultura egizia fin dalla più remota antichità, come nella stele funeraria del re Djet, o re Serpente (c. 3100 a.C.) e nella stele della principessa Nefertiabet (c. 2590 a.C.).
Nell'anticgità conoscere la scrittura era considerato un grande privilegio: la straordinaria scultura Ho Scriba accovacciato (c. 2620-2350 a.C.) mostra quanto importante dovesse essere il suo ruolo. Un altro straordinario esempio di, ritratto arriva dal Gruppo degli sposi.
Le sculture in mostra nella chambre de Parale, che precede la camera da letto di Luigi XIV, testimoniano il drastico distacco dai canoni tradizionali seguito al regno di Amenophis IV (c.
1365-1349 a.C.): particolare attenzione meritano il busto colossale del sovrano e una statuetta di Nefertiti.
Un meraviglioso soffitto in quercia dorata chiude la Chambre à I'alcóve, dove la piccola Testa in pasta di vetro blu è un illustre esempio di scultura della fine della XVIII dinastia. Nella sala Vincennes, decorata con belle boiseries e ritratti di Luigi XIII e Anna d'Austria, la statua di Ammone e Tutankhamon, valore rivestono anche il bassorilievo in calcare di Seti i e la statua bronzea di Karomama con inserti in metalli preziosi.
Sotto la dominazione ellenistica e poi romana, arte egizia si separò dai canoni tradizionali, producendo opere in cui si rimescolano elementi delle tre culture: ne recano una straordinaria testimonianza i ritratti a cera di el Fayum (1-111 secolo d.C.), diretti discendenti della ritrattistica greca.
Antichità greche, etrusche e romane
Simbolo del dipartimento di antichità greche, etrusche e romane, la Nike di Samotracia si erge in tutta la sua prestigiosa bellezza sulla scala del primo piano. Al mezzanino, le collezione relative alla Grecia preclassica si aprono con una bellissima testa ciclica; notevole interesse rivestono anche la ionica Hera di Samos (c. 570 a.C.), simile a una colonna, e la Testa del Cavaliere, che riunisce gli elementi decorativi ed espressivi della ritrattistica arcaica greca. Pochi gli esemplari originali d'età classica ed ellenistica, di cui fanno spesso le veci marmi romani che ricalcano statue in bronzo distrutte per ricavarne metallo. Ma il rilievo dal tempio di Zeus a Olympia con Eracle e il toro di Creta e il fregio delle Panatenee del Partenone bastano a illustrare l’eccezionale evoluzione della plastica greca, il cui percorso è allegoricamente chiuso dalla celebre Venere di Milo, eseguita in due parti che si uniscono in corrispondenza delle pieghe della veste.
Nella magnifica sala delle Cariatidi, detta così per le quattro statue di Goujon che sorreggono la tribuna per i musicisti, la Diana di Versailles è una delle più antiche statue appartenute ai re di Francia, mentre Amore che cavalca il centauro riproduce un interessante esempio di scultura romana d'ispirazione ellenistica.
L'influenza dei modelli greci e orientali è anche riscontrabile negli oggetti d'arte etrusca, tra i quali primeggiano il sarcofago degli Sposi, i deliziosi pendagli con la testa di Acheloo (V secolo a.C.) e la testa d'uomo da Fiesole (II secolo a.C.), uno tra i pochi ritratti scampati alla dominazione romana. Proprio la ritrattistica appare il leit-motiv della collezione di scultura dell'Orbe, che propone mirabili effigi di Livia, moglie di Augusto, di Traiano e di Adriano; le teste di Alessandro Severo, della moglie Orbiana, di Gordiano III e di Gallieno esprimono tutta la maestria del periodo. Senza dimenticare preziose opere di scuola greca e il magnifico fregio del Corteo imperiale proveniente dall'Ara Pacis.
La collezione di mosaici ne rivela la diversità di stili e motivi decorativi a seconda delle regioni: più belli, originari da Turchia e Libano, finiscono per assomigliare a un tappeto. Il dipartimento annovera anche una raccolta di bronzi e oggetti preziosi, con menzione d'obbligo per il Tesoro di Boscoreale esposto sotto un soffitto cinquecentesco i cui legni dorati contrastano benissimo con Gli uccelli di Georges Braque.
Sculture italiane
Nell'ala Denon ha trovato posto anche la sezione dedicata alle sculture italiane. Il ritratto del VI secolo nella sala I è uno tra i più rilevanti esempi d'arte bizantina arrivati fino ai giorni nostri; la Deposizione duecentesca in legno policromo apparteneva a un gruppo conservato nella cattedrale di Tivoli. Salendo al piano superiore si osservano la Ninfa di fontainebleau, realizzata da Benvenuto Cellini per il portale del castello e i mirabili Prigioni concepiti da Michelangelo per il monumento funerario di Giulio II, incompiuti.
Il busto di Richelieu del Bernini è uno tra i pochi pezzi di scultura barocca in mostra nel museo; Amore e Psiche di Canova va considerato uno tra i capolavori del maestro veneto. Numericamente modesta, la raccolta di sculture dell'Europa settentrionale (XII-XVI secolo) annovera però due pezzi di straordinario interesse: la quattrocentesca Vergine con Bambino di Issenheim in legno di tiglio denota nel drappo della veste una straordinaria capacità tecnica, mentre la Maria Maddalena di Gregor Erhart, forse ispirata da un'incisione di Albrecht Durer, ricorda che all'epoca la redenzione dal peccato era un tema abbastanza in voga nel mondo germanico.
Oggetti d'arte
Il primo piano dell'ala Richelieu accoglie gli appartamenti di Napoleone III, fino al 1992 occupati dal Ministero delle Finanze, e la collezione di oggetti d'arte. I pezzi in mostra nelle prime sale rivelano influenze che spaziano da Roma a Bisanzio e alla Francia dell'epoca carolingia. Arrivano da Parigi due opere in avorio di grande pregio: la Vergine con Bambino della St-Chapelle e la Deposizione. Dopo l'importante collezione di maioliche italiane e spagnole, si osservano gli arazzi della galleria di Caccia di Massimiliano provenienti dalle collezioni di Mazarino e Luigi XV: al centro della sala si trova un insieme di rilevanti maioliche italiane (XVI-XVII sec.), mentre gli ambienti in direzione di rue de Rivoli conservano preziosi smalti di Limoges e bellissimi bronzi italiani del '500.
Nella sala 20, gli arazzi degli Scipioni furono tessuti dalla manifattura di Gobelins per Luigi XIV, su abbozzo di Giulio Romano; gli splendidi smalti dipinti nelle vetrine al centro della sala sono opera di Léonard Limosin.
Più avanti, meritano attenzione i bronzi italiani dei secoli XVI-XVII e il Tesoro dell'Ordine del St-Esprit, fondato da Enrico III nel 1578, e inoltre le opere dell'ebanista Charles Cressent, le collezioni di argenteria francese dal XVII al XVIII secolo e uno straordinario insieme di mobili Luigi XV decorati da placche in porcellana di Sèvres.
Le collezioni di dipinti
La Galerie d'Apollon, ristrutturata sotto Luigi XIV da Le Vau e goffamente restaurata nell'800, conserva una parte degli oggetti appartenuti alla Corona, comprese le gemme e una parte dei gioielli, dispersi durante la Rivoluzione.
La piccola collezione di pittura spagnola contiene dipinti di grande valore, come il Cristo in croce del Greco, I funerali di S. Bonaventura di Francisco de Zurbaràn, Lo storpio di Jusepe de Ribera e il Ritratto della marchesa de la Solana.
La pittura inglese è riprodotta principalmente da ritratti e paesaggi dei secoli XVIII-XIX. Al primo piano dell'ala Denon sono ordinati anche i dipinti francesi di grande formato: tre opere eseguite da Jean-Dominique Ingres nel biennio 1804-1805 contrappongono, insieme alla Grande Odalisca, l'estetica del pittore a La Libertà che guida il popolo di Delacroix, considerato per il senso del movimento e per l'uso del colo¬re il caposcuola della corrente romantica.
Il ritratto di Madame Récamier rivela l'attenzione alla psicologia del personaggio di Jacques-Louis David, che nell'Incoronazionee di Napoleone a Notre-Dame di Parigi espresse il suo talento di ritrattista in una tela rilevante tanto per le proporzioni, quanto per il significato storico. La zattera della Medusa di Théodore Géricault fu invece valutata la pro, espressione del romanticismo in pittura.
Dipinti italiani
Francesco I fu il primo a collezionare quadri di scuola italiana, molto amata da tutti i suoi successori. Nel Salon Carré, utilizzato nel '700 per le esposizioni, sono riuniti La Madonna in Trono di Cimabue, il superbo S. Francesco riceve le stigmate di Giotto e L'incoronazione della Vergine del Beato Angelico, ancora medievale nell'atmosfera che lo pervade. Nella Battaglia di S. Romano, la ricerca geometrica e il destrezza formale allontanano Paolo Uccello dai canoni del gotico fiorentino.
Nella sala successiva, osservare due piccoli ritratti eseguiti da Piero della Francesca e il Pisanello. Muovendosi nella Grande Galerie, il Calvario e il S. Sebastiano di Andrea Mantegna rivelano la maestria del pittore patavino nella realizzazione dello spazio e nell'attenzione al dettaglio archeologico.
Leonardo da Vinci è rappresentato non solamente dalla Giocondo ma anche dalla magnifica Vergine delle rocce, cui si affiancano la Deposizione di Tiziano  e Le nozze di Canne di Piero Veronese, illustrando le tendenze pittoriche a Venezia intorno alla metà del  XVI secolo. Nella sala successiva,il Ritratto di Baldasarre Castiglione e la Marianna con Bambinodi Raffaello rivelano, attraverso soggetti abbastanza lontani tra loro, grande conoscenza psicologica e straordinaria qualità del disegno. Tra i dipinti del periodo manierista, Pietà, capolavoro del Rosso Fiorentino, e una pala di Pontormo. Da segnalare la presenza di Apollo e Marsia, capolavoro del Perugino. Eccezionale valore riveste la raccolta di pittura seicentesca, che enumera capolavori quali La circoncisione di Federico Barocci, La Caccia e la Pesca di Annibale Carracci.
La morte della Vergine di Caravaggio, S. Pietro che piange davanti alla Vergine del Guercino, il gruppo delle Fatiche d'Ercole e Il ratto di Elena di Guido Reni.
Dipinti francesi
Sebbene la collezione di pittura francese contenga due terzi dei dipinti del Louvre, il quadro più antico delle collezioni reali è il ritratto di Francesco I di Jean Clouet; solo dall'800 infatti si avviò a collezionare i primitivi francesi o la Scuola di Fontainebleau. Se si considera la ritrattistica come una tra le forme più elevate di espressione artistica, il ritratto su tavola di Giovanni il Buono merita di essere elencato tra i lavori più interessanti della raccolta.
La Pietà di Avignone forse di Enguerrand Quarton, per l'espressione dei volti e l’eccezionale composizione è uno tra i capolavori assoluti del tardo medioevo. Con l'inizio del rinascimento Francesco I chiamò a Fontainebleau molteplici artisti italiani: esempio significativo di tale esperienza è Diana cacciatrice, dove evidente l'interesse per la mitologia manierista del disegno. In se- guito, molti pittori francesi subirono l'influenza di Caravaggio, evidente tanto nel Giudizio di Salomone di Le Valentin quanto nel S. Tommaso e nel S. Giuseppe falegname di Georges de La Tour.
Traspare invece l'ideale classico in L'ispirazione del poeta di Nicolas Poussin e nelle figure simboliche di opere come La ricchezza di Simon Vouet. Per tutto il XVII secolo apprese ragguardevoli fortune anche il filone del ritratto: quello di Pierre Séguier compiuto da Charles Le Brun verso il 1655 e quello di Luigi XIV dipinto da Hyacinthe Rigaud nel 1701 denotano ragguardevole attenzione alla psicologia dei personaggi.
Agli inizi del '700 Jean-Antoine Watteau aprì nuove strade ispirandosi a scene di teatro, come riportano il riappare tratto del Pierrot e il Pellegrinaggio all’isola di Citera.
Jean-Simèon eguagliò nel Bouffet i migliori esempi fiamminghi di natura morta; francois Boucher nella Venere nella fucina di Vulcano, Jean-Honoré Fragonard in Le Bagnanti e nel ritratto di Marie-Madeleine Guimard espressero l'essenza della pittura rococò francese, di cui vanno valutati i grandi maestri.
Dipinti delle scuole del Nord
Passando ai dipinti delle scuole del Nord, La Vergine del cancelliere Rolin di Jan van Eyck e L'Annunciazione di Rogier van der Weyden esercitarono una grande influenza sui loro contemporanei, mentre La nave dei folli testimonia la connotazione surreale e allegorica della pittura di Hieronymus Bosch. Tra le opere di scuola tedesca spiccano l'Autoritratto di Albrecht Diirer e il Ritratto di Erasmo da Rotterdam di Hans Holbein; L'usuraio e sua moglie di Quentin Metsys è invece una tra le prime scene di genere espresse dalla pittura olandese.
Oltrepassate le sale con paesaggi e nature morte dei secoli XVII­XVIII, è il momento di osservare i lavori di Pieter Paul Rubens, tra i quali si indicano il ritratto della moglie Elena Fourment e la Kermesse espostanella vicina galleria de' Medici.
Il suo rivale Jacob Jordaens è riprodotto da Gesù scaccia i mercanti dal tempio; il ritratto di Carlo I realizzato verso il 1635 da Antonie Van Dyck va esaminato uno tra i più significativi della pittura fiamminga.
Su livelli di eccellenza si collocano anche il Ritratto di donna di Frans Hals, la Natura morta con tacchino di Salomon van Ruysdael e un eccezionale insieme di quadri di Rembrandt, con menzione d'obbligo per Betsabea al bagno e per l'Artista dalla catena d'oro. Per la cura dei dettagli e l'importanza riconosciuta alla luce, La merlettaia e L'astronomo di Jan Vermeer trasmettono l’apprezzabile talento di un pittore riscoperto solo nell'800.
Arti grafiche
Prima di uscire dal museo, resta resta da osservare il Cabinet des Dessins, che presenta una tra le più importanti collezioni al mondo di arti grafiche, con oltre 130.000 pezzi tra disegni e incisioni.

 

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