Il castello di Praga

Sono dieci secoli che la sagoma del Castello domina la città in ogni caso e tempo, sia spazialmente (il colle) che simbolicamente (il potere). Entrando all'interno del perimetro forti fiato, ci si rende però conto di non trovarsi all'interno di una fortezza invece in un vasto borgo. Il castello è composto oltre 700 stanze, cinque edifici di culto e una serie imponente di giardini, statue, collezioni, pinacoteche, mostre, ristoranti, negozietti di souvenir, caffetterie, cambiavalute e usci postali rendono il Hrad un'autentica città nella città, dal 1140 sede di re di Boemia e oggi residenza del presidente della Repubblica Ceca, All'interno del Castello si può serenamente trascorrere un'intera giornata, ma tre ore sono sufficienti per una visita.

Prazsky hrad
É stato fondato verso la fine del IX secolo, quando la dinastia slava dei Piemyslidi lasciò Levy Hradec, una dozzina di chilometri più a val­le sulla Moldava, deliberando qui la propria residenza. Per un millennio la sua fabbrica, sempre in uso e in continuo rifacimento, ha ammassato tra mura che hanno progressi­vamente perduto le originarie funzioni mili­tari una inconsueta quantità di testimo­nianze edilizie e d'arte.

Prima corte
o corte d'onore
Chiude Hradcanské nàméstí la cancellata in ferro battuto che fa da ingresso principale al Castello, sovra­stata dal monogramma MTI (Maria Theresia Imperatrix) e retta da pilastri con copie della Gigantomachia originariamente compiuta da Ignaz Franz Platzer.
Monta di picchetto (ore 5-23, quando il Castello resta at­traversatile come qualsiasi altro quartiere cittadino) una delle tre coppie di guardie che vigilano gli ingressi della cittadella. La griglia congiunge le ali avanzanti del grande complesso residenziale dei sovrani di Boe­mia, unito sotto Maria Teresa, che dal 1918 è divenuto palazzo presidenziale.
La sintesi degli edifici preesistenti venne conce­pita da Nicola Pacassi e concretizzata da Anton Kuntz, Anton Haffenecker e An­selmo Lurago per essere infine rielaborata tra 1920 e 1928 da Joie Plecnik.
Le torri di facciata della Cattedrale di S. Vi­to svettano dietro l'edificio. Se sul tetto dell'ala destra è sollevato uno stendardo quadrato in campo bianco, signi­fica che il capo dello Stato si trova in sede.

Seconda corte
(2)
Coincide a un fossato difensivo risalente alle prime fa­si costruttive poi ingloba­to da mura gotiche e infine colmato; al centro del cortile sono posti un pozzo con elaborata griglia in ferro battuto e una fon­tana barocca del 1686. Gli edifici circostan­ti sono stati tutti organizzati sotto Maria Te­resa tra 1740 e 1780, e fanno parte dell'at­tuale palazzo presidenziale. Entrando dalla porta di Mattia, sulla destra balza all'occhio la kaple sv. Kiíie  innalzata da Anselmo Lura­go.
Al piano nobile dell'ala sinistra si trovano le sale di rappresentanza della presidenza: la Galleria rodolfina, innalzata da Antonio Valenti e Giovanni Gargiolli per accogliere le raccolte d'arte dell'imperatore Rodolfo II, e il vasto salone detto Sala spagnola opera di Filippi.
Quanto rimane della sterminata Obrazàr­nadi Rodolfo II tro­va oggi ricovero in una galleria le cui sale sono state ricavate negli ambienti delle scu­derie sotto le sale di rappresentanza, in ba­se a un progetto di Pleànik.

Jízdàrna Praiského hradu
Il maneggio del Castello di Praga - raggiun­gibile uscendo dal Castello per la porta a nord della seconda corte e percorrendo il Prasny most che valica lo f elení piíkop è un grande stabile barocco, costruito da Giacomo Antonio Canevale su proget­to di Jean-Baptiste Mathey quindi adattato da Pavel Janàk a padiglione espositivo. Dopo la rivoluzione del 1989 il suo interno ha ricevuto rilevanti mostre di arte ceca contemporanea, or­dinate dal competente dipartimento della Nàrodní galerie per supplire alla mancanza di spazi stabili ade­guati

Kràlovskà zahrada
Il giardino reale, parallelo al Castello per tutta la sua lunghezza, serve a praghesi e turisti per camminare e osservare la cittadella al di là del fossato, e alle piante esotiche per acclimatarsi.
La sua fondazione avvenne sotto Ferdinando I, ma l'impianto attuale è ottocentesco.
In mezzo al verde fanno capolino la Micovna di Bonifaz Wohlmut, con statua della Notte di Matthias Bernhard Braun, e il palazzo estivo in stile rinascimentale italiano donato da Ferdinando I alla moglie Anna, noto come Belvedér.
L'edificio è un precoce pezzo di bravura del '500 italiano all'estero; lavori di ripristino lo hanno riconsegnato a un utilizzo per rilevanti mostre temporanee.

Terza corte
Molto più grande delle precedenti, è il cuore del Castello, lo spazio dove lo Stato boemo costruì e svi­luppò i propri centri religioso e politico. Definiscono la corte l'imponente mole del­la chiesa, la seicentesca ex prepositura alla sua destra, le grandi fronti posteriori della residenza presidenziale e, in fon­do, l'ingresso a palazzo reale.
La percezio­ne dello spazio è guidata dalla misurata organizzazione dell'ambiente definita da Joie Plecnik spianando il piano della corte, che prima digradava verso sud, e trasportando l'equilibrio visivo a favore del la­to più autentico della chiesa. Danno una misura dell'intervento le mura di fondazio­ne messe allo scoperto sul fianco di S. Vi­to, il ridotto interramento del palazzo presidenziale di fronte a esse, e la quasi scomparsa della fontana di Francesco Ca­ratti davanti all'ingresso del palazzo reale.
Plecnik terminò l'opera collocando centralmente la copia del S. Giorgio eque­stre in bronzo di Martin e Georg von Klausenburg e, sull'asse tra il monu­mento e l'ingresso a palazzo reale, un obe­lisco di m 18 in onore dei caduti durante la Grande Guerra.

Torre delle polveri.
Dalla Vikàiskà, alla sinistra della Cattedrale, si entra alla torre delle polveri detta Mihulka, parte delle fortificazioni set­tentrionali rinnovate dopo il 1485. La torre fu in seguito adoperata per fondere pezzi di artiglieria e conservare munizioni che nel 1649 scoppiarono, recando danno, e infine ristrutturata a fini didattici e turistici. All'interno  le evi­denti tracce dell'esistenza di un crogiuolo sono prese a pretesto per simulare) la bottega alchimistica che si suppone vi fosse installata.

Katedràla sv. Vita
La Catte­drale di S. Vito è soltanto il più recente in una serie di edifici di culto che si sono subentrati in questo sito. Una rotonda con quattro absidi a ferro di cavallo, tra i primi edifici cristiani di cui si abbia notizia in Boe­mia, era stata innalzata sul sito dell'odierna chiesa per volontà di Venceslao il Santo nel 929, venendo avvicendata tra il 1060 e il 1096 da una basilica romanica a tre navate. L'edi­ficio oggi visibile, voluto da Carlo IV, fu ini­ziato nel 1344 da Mathieu de Arras, che ne sistemò il disegno generale sul modello del­le cattedrali francesi e costruì le cappelle ra­diali del coro. Alla morte di Mathieu, scom­parso intorno al 1353, la direzione dei lavo­ri passò a Peter Parler, che coprì il coro e alzò la Porta d'oro.

Porta d'oro
Si avrà un'idea più preci­sa della sua sofferta gestazione osservando­ne per primo il fianco destro, ingioiellato dalla torre sud, con una fina griglia rinascimentale alla finestra, e dalla Porta d'oro, con tre arcate acute e un ormai poco leggibile mosaico di maestri veneziani per poi riservare la dovuta attenzione al magnifico coro.

Capolavori nella Cattedrale
La vi­sita del maestoso interno può prendere su­bito in attenta valutazione la parte storica, a coninciare dalla tribuna che ora ospita L'orga­no, l'opera, che Wohlmut aveva concretizzato tra 1557 e 1561 per chiudere la Catte­Irale all'altezza del transetto, fu spostata della posizione attuale nel 1924.

Coro
Contiene la tomba imperia­le, capolavoro dello scultore fiammin­;o Alexander Colin, con statue giacenti di Massimiliano Il d'Asburgo del padre Ferdinando I e della madre Anna: il monumen­to, al principio commissionato per la sepoltura di Ferdinando I a Innsbruck, fu in seguito sistemato al più grande scopo, e spostato a Praga nel 1589. Lo circonda una griglia in ferro battuto, opera cinque­centesca di un fabbro di Malà Strana. Una scala scende alla hrobka che riceve altre sepolture reali.

Copertura del coro
Volgendo gli occhi sopra l'altare maggiore, neogoti­co, nella fascia mediana del triforio si intravedono non senza fatica 21 busti scolpiti da Peter Parler, che ritirano membri della famiglia reale, arcivescovi e fabbricanti della Cattedrale.
Da notare, nella copertura, la soluzione d'avanguardia accettata dall'architetto, che scelse di articolare le nervature di supporto in maniera più grande rispetto al classico schema goti­co a crociera, procurando tanto l'effetto statico di ridurre i carichi quanto quello estetico di un disegno più libero. Con l'ele­ganza dei finestroni, la difficoltà di que­ste nervature tecnicamente innovative e la leggerezza degli archi rampanti all'esterno, il coro di S. Vito fu in effetti un note­vole exploit costruttivo.

Cappelle del coro.
Dopo la cappella di S. Sigismondo, o Czernin, con sgargiante altare policromo ideato da Frantisek Maxmiliàn Kanka, statue di Franz Ignaz Weiss e un ciclo di affreschi tardo-cinquecenteschi, si apre la Sagrestia vecchia, con volte di Parler a chiave pendente. È poi il turno della cappella di S. Anna, o Nostitz, fronteggiata da un rilievo li­gneo di Kaspar Bechteller e della Cappella arci­vescovile, o Pernstein, sepoltura degli arcivescovi di Praga tra 1793 e 1899. Nella cappella del Battista, ricostruita tra 1863 e 1864, si osservano le tombe di Bretislav II  e Borivoj II.
La cappella di Maria, o imperiale, contiene le tombe di Bretislav I e Spytihnév Il. Di fronte, alle spalle dell'altare mag­giore, è posta la tomba di S. Vito, con sta­tua di Josef Max. Nella cappella delle reliquie, o Sternberg, hanno tro­vato posto le tombe di Piemysl Otakar I  e Premysl OtakarII, della bottega di Parler.
La ricca cappella di S. Giovanni Nepo­muceno, o Vlasim, reca al­l'altare i busti in argento dei Ss. Venceslao, Adalberto, Vi­to e Cirillo.
Di fronte alla cappella, la scenografica tom­ba in argento di S. Giovanni Nepomuceno si deve a Fi­scher von Erlach il Giovane. La cappella della Mad­dalena, o Valdstejn, che presenta alle pareti stele fu­nerarie di Mathieu de Arras e vistosi rilievi lignei a firma di Kaspar Bechteller.

Oratorio reale
La tribuna con chiave pendente è attribuita a Benedikt Rieri segue la cappella della Croce, iniziata da Mathieu de Arras e decisa da Parler, che prende il nome dal­la cosiddetta Croce di Milano, opera di in­tagliatori lombardi quattrocenteschi.
La cappella di S. Andrea, o Marti­nitz, conserva la tomba del governa­tore imperiale Jaroslav Martinitz; in alto a destra, l'epitaffio di Johann Lobkowitz è opera di Vincenc Stasryba. Cappella di S. Venceslao
Si tratta della più grande e famosa cappella della Cattedrale, innalzata da Parler tra 1362 e 1367 attorno alla tomba del santo protet­tore della Boemia. Ristrutturata due volte nel corso del '900, ha una porta bronzea del XIII secolo, affreschi con scene della Passione e della vita di Venceslao, più di 1300 pie­tre dure locali inserite nella fascia in­feriore; la statua di Venceslao conserva tracce della pigmentazione originaria. La cappella dà ac­cesso alla camera del tesoro reale.

Cripta
Nel sottosuolo dell'altare mag­giore si apre la cripta dei Ss. Cosmo e Da­miano, risalente alla fine dell'XI secolo ma freddamente sistemata tra 1928 e 1935 da Kamil Ro"skot. Vi si trovano i sarcofagi moderni di alcuni sovrani boemi, a iniziare dall'amatissimo Carlo IV cui assicurano degna compagnia Ladislao Postumo, Giorgio di PodèbradY, Venceslao IV con il fratello Giovanni di Górlitz e le quattro mogli di Carlo IV; sullo sfondo so­no collocate la cassa originale di Rodolfo Il e la tomba in granito dei figli di Carlo IV.

Opere contemporanee
Si segnala­no le decorazioni in facciata e la vetrata con il Giudizio alla polifora della Porta d'oro. La cappella battesimale, o di S. Ludmilla, conserva un fonte barocco dei XVII secolo; quella del S. Se­ polcro una seicentesca tela della Maddalena, di Aurelio Lomi. Alla cappella Thun, con una pala della Deposizione e rilievi lignei tardo-gotici, seguono la biblioteca capitolare e la cappella Hasenburg alla base della torre sud, dove ha trovato posto una tela votiva di Matthias Mayer.

Story kràlovsky palàc
Accanto alla Cattedrale, sul lato sud del colle sorse fin dal XII secolo la residenza dei sovrani boemi, progressiva­mente alzata fino a contenere tre livelli principali sovrapposti. Nel '500 gli Asburgo la lasciarono, preferendole nuovi edifici relativi all'attuale palazzo presiden­ziale. Nel corso del XX secolo il complesso è stato restaurato. Varca­to l'ingresso, la porta sulla sinistra dà accessibilità alla così chiamata camera verde, già tribunale e oggi libreria, e di qui all'alcova di Vladislao, con volta policroma tardo-gotica. Dall'atrio d'ingresso si passa nell'enorme sala Vladi­slao dove Benedikt Ried sviluppò all'estremo il tema tar­do-gotico dell'animazione delle nervature di volta; il loro disegno in collegamenti e im­provvise interruzioni, sempre geometrico ma complicato fino a ottenere un effetto quasi vegetale, Una porta sulla destra conduce alle sale che ospitavano la Cancelleria di Boemia, costruite da Ried come appartamento reale ma rimaneggiate e trasformate a funzioni amministrative dopo l'incendio del 1541.

Sale della Cancelleria
Sempre dalla sala Vladislao, una scala porta alle sale della Cancelleria del Consiglio imperiale, dove si conservava il registro delle proprietà fondiarie; è ancora al suo posto l'armadio cinquecente­sco che accolse i primi volumi dopo l'incendio del 1541, e una piccola mostra illustra il fun­zionamento delle registrazioni, tenute con questi criteri fino al 1749, e la giurisprudenza a esse connessa.

Bazilika sv. Jir
í
Dietro la tar­do-seicentesca facciata barocca, la basilica di S. Giorgio mantiene l'impianto romani­co senza transetto, a matronei, a copertu­ra piana, che le era stato assegnato nel 1142; una chiesa precedente, primo mau­soleo dei Piemyslidi, era stata fondata qui già nel X secolo. Si usa definire questa ba­silica come l'edificio romanico più antico e meglio conservato in Boemia.
I restauri hanno conservato la doppia scala settecentesca che, lasciando in basso una cripta originaria del XII secolo, sale al presbiterio. Davanti alla scala una griglia in ferro battuto protegge la tomba di Bole­slav Il; sulla destra, una cassa di­pinta del '400 accoglie i resti del fondato­re della chiesa Vratislav I. È di norma chiuso, a destra del presbiterio, l'entrata alla trecentesca cappella di S, Ludmilla, con tomba della santa e affreschi cinque­centeschi; un calco della statua sepolcrale è presentato a destra della navata. Uscendo si passa per la cappella di S, Giovanni Ne­pomuceno, appendice da Frantisek Maxmi­liàn Kanka con pala di Wenzel Lorenz Reiner.

Klàster sv. Ji
Presso alla ba­silica di S. Giorgio, Boleslav II fondò nel 973 un convento delle Benedettine, consegnato alla guida della sorella Mlada. Più volte rifatto nel corso dei secoli e abolito nel 1782, il complesso ha subito tra il 1962 e il 1972 un particolareggiato restauro, diventando sede delle raccolte di arte boema manieri­stica e barocca della Narodní galerie.

Pamàtky nàrodní minulosti
Monumenti del passato na­zionale è il titolo della mostra di storia boema dall'impero romano al 1848 allesti­ta a palazzo Lobkowitz, edificio del tardo '500 restaurato su pro­getto di Carlo Lurago tra 1654 e 1668. L'esposizione, di pertinenza del Nàrodni muzeum ha carattere di­dattico.
 

Dai primi insediamenti al 1620.
La visita ha inizio dal secondo piano, do­ve sono illustrati il periodo compreso tra i primi insediamenti storici e la fine del XII secolo, le vicende dello Stato boemo nel '300 e nel '400, con pezzi di artigianato artistico e minia­ture gotiche, la Riforma hussita, decorata attraverso le tavole di accordo program­matico con la Chiesa romana, in latino e in ceco, e la protesta dei nobili contro il rogo di Hus, con sigilli dei firmatari, scudi hussiti e armi, la nazione boema durante il regno degli Jagelloni e dopo l'avvento degli Asburgo, lo sviluppo del­le città boeme nel '500, la cultura nel pe­riodo precedente la battaglia della Mon­tagna Bianca, i conflitti di potere e reli­giosi prima del 1620, la sollevazione della nobiltà boema.

Dal 1620 al XIX secolo
Quanto seguì allo scontro dell'8 novembre 1620 è presentato nella prima sala del primo pia­no, dove il percorso di visita prosegue at­traverso le sezioni dedicate alle vicende della guerra dei Trent'Anni in Boemia, allo sviluppo economico e sociale che interes­sò la regione nella seconda metà del '600 e nella prima metà del '700, alla Contro­riforma e alla soppressione della nazione boema, all'abolizione del lavoro servile, al­le riforme sotto il governo di Maria Tere­sa e Giuseppe li, agli inizi e allo sviluppo del movimento di rinascita nazionale fino agli anni '30 del XIX secolo, allo sviluppo delle scienze e della produzione industria­le nel primo '800.

Zlatà ulicka
 Il Vicolo d'oro - al­le spalle del monastero di S. Giorgio, sotto le mura nord del Castello - deriva il pro­prio nome da alcune botteghe di battiloro che vi si aprirono nel '600, fatte passare da una successiva tradizione romantica per la­boratori alchimistici. Si tratta in realtà di un vecchio isolato popolare, dove tra il 1916 e il 1917 trovò per cinque mesi di­mora (N. 22) Franz Kafka. L'aspetto d'epoca delle case, forse sette­centesche, e soprattutto le loro dimensio­ni ridotte, quasi da bambola, esercitano un fascino cui risulta oggettivamente difficile sfuggire. Il luogo è perciò divenuto uno tra i più turistici di Praga, e le abitazioni sono state trasformate in redditizi negozi. Ai due capi della stradina sorgono, non vi­sibili dal vicolo, due torri probabilmente curate da Ried insieme alla già incontrata Mihulka: a ovest la Bílà véi (25; torre bian­ca), a est la Daliborka (26; torre di Dali­bor).

Cernà véi
La Jirskà termina con la torre nera, appartenente alle fortifi­cazioni del XII secolo, e con la relativa porta est del Castello. All'esterno, accan­to a una terrazza con magnifico panorama sulla Praga storica, la Staré zbmecké schody (vecchia scala del Castello) scende verso Malà Strana.

I giardini sud
Sugli ex avamposti del sistema di difesa meridionale, già dal '600 trasformati a verde ricreativo a vantaggio dei sovrani, Joze Pleènik organizzò tra 1920 e 1924 il Giardino sui baluardi; e il Giardino del paradiso. II primo, ai piedi del pa­lazzo reale, contiene tra l'altro una per­gola, una voliera, una fontana e una terraz­za belvedere, unita da una scala a un padiglione per concerti.
Il secondo, ricavato tra il palazzo presidenziale e la Zàmecké schody, si stende intorno a una grande vasca granitica, troncata da un monolito.

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